Back in black

Ebbene si, sono ancora viva. E riappaio per
annunciare una cosa banale ma importante: ho ricominciato ad ascoltare
musica la mattina pr.. beh, la mattina appena alzata. E ora mi chiedo
per quale stupidissimo motivo (a parte ovviamente il fatto che andando
in bici non prendo più alcun mezzo pubblico) avessi smesso di farlo.
Iniziare la giornata con i Godmachine è tutta un'altra cosa!

You can't see anything
but you can change anything
You can paint you sky any colour
It's all up to you…
 
You can paint your dark
as dark as you need
And you can paint your light
as light as you please
It's all up to you… 
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Prova di ammissione

In questi giorni mi capita spesso di chiedermi: ma perché a 12 anni non ho deciso che da grande sarei diventata astronauta? O ballerina? O che ne so, ingegnere petrolifero, paleontologa, tiratrice con l'arco? Di sicuro il percorso di avvicinamento all'obiettivo personal-professionale sarebbe stato meno complesso, faticoso e stressante. Per non parlare del lato economico…
Ma vabbeh, ormai sono venuta su con questo sogno e cercherò di inseguirlo al meglio delle mie capacità.
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Alta montagna

Dormire sotto due coperte di lana. Bere birra cruda autoprodotta. Discutere del concetto di videoarte sorseggiando ponch al rum. Fare colazione con una brioche che vale per due. Scoprire le infinite possibilità sonore del sax soprano. Restare perplessi davanti alle madonne (una con aureola al neon e una affrescata su una casa). Andare in trip con gli effetti in blue screen. Uscire con una felpa perché tira vento. Mangiare casoncelli con pancetta naviganti in mezzo centimetro di unto. Bere vino, molto vino, "gentilmente offerto dal nostro sponsor principale". Come passatempo prima di andare a dormire, scalare una parete da arrampicata indoor e lanciarsi sul materassone di sicurezza. Tornare ad apprezzare la musica cantautorale italiana e i cantautori da osteria in particolare. Vedere uno dei suddetti cantautori, il fratello e un numero di altri personaggi improvvisare un match di wrestling sul materassone di cui sopra. Rifiutarsi di comprendere il teatro danza come forma di arte espressiva. Montare fondali con paguri e pesci rossi. Cantare canzoncine di compleanno per una festa a sorpresa ormai non più tale. Rovesciare birra, dovunque e comunque. Mangiare pizza tiepida sui gradini di una scuola. Camminare per strada e sentire che l'aria ti rinfresca i polmoni. Guardare un cielo tanto pulito da sembrare senza fondo. Vedere il mondo a colori, verde azzurro giallo grigio e soprattutto tanto, tanto rosa.
In una parola? KAIBAKH!
(…e le stelle si prepararono attente alla sconfitta)
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Guaina bituminosa

Chi dice che il sud Italia è la terra dell'omertà non ha mai provato a parlare con le istituzioni comasche. Scrivendo di una questione delicata come quella dell'amianto in Ticosa ho scoperto che in quanto a silenzio hanno pochi rivali.
L'Arpa ha talmente paura del procedimento giudiziario che non mi conferma nemmeno le date dei prelievi, uscite su tutti i giornali locali. L'ufficio stampa del Comune manco si degna di alzare la cornetta, nonstante abbia provato a chiamare tre numeri diversi per tre giorni interi e alla fine, disperata, persino il cellulare del direttore. Il Tribunale mi comunica gentilmente che al momento non è possibile parlare con il procuratore titolare dell'inchiesta, e neanche fargli una richiesta tramite la sua segreteria. Con la Asl, confesso, non ci ho nemmeno provato, tanto conoscendo i personaggi c'era ben poca speranza.
Unici disponibili: i consiglieri di opposizione, la Verde di Como per antonomasia e la povera giornalista della Provincia che viene tartassata da mesi per aver sollevato la questione.
E poi si lamentano che si dà spazio solo alle voci critiche…
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Oddity

I miei amici non smettono mai di stupirmi, ognuno a modo suo. Per la capacità di perdere contatto con il mondo, riacquistarlo e riperderlo nel giro di dieci giorni. Per la stupefacente crescita mentale purtroppo non accompagnata da parallela maturazione nella gestione della propria vita. Per la lucidità di giudizio condita da sana cattiveria espressa con nonchalance davanti ad un pessimo mohito. Per la capacità di adattamento, a debite condizioni, ad un contesto decisamente estraneo. Per le comparse estemporanee in stile salto fuori dal cilindro una mattina e ti propongo qualcosa che non puoi rifiutare. E così via, una settimana le sorprese sono queste e la successiva chissà. Negli anni ho imparato che se non cambio criteri di scelta delle amicizie devo rassegnarmi all'idea di non poter programmare nulla con più di una settimana di anticipo. E allo stesso tempo ho imparato a gioire di questa condizione, a godere del piacere dell'inatteso dietro l'angolo.
Penso che sia per questo che tendo ad affezionarmi agli strani personaggi. Rendono la vita decisamente più intrigante…
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Fantastico

Secondo un non altrimenti noto prof. Pinetti e in base al suo non meglio specificato algoritmo di analisi degli URL dei blog, il mio "nick ancestrale" (per favore nessuno mi chieda cosa significa, posso solo dire che suona bene) sarebbe Artificial Star, ovvero Stella Artificiale. Il che probabilmente significa che sono dipendente dai libri di fantascienza, che giocare a cyberpunk mi ha fatto del male,  che ho un futuro nell'astronomia (no, questo no), oppure semplicemente che sono pronta al decollo per remoti universi
Qualcuno saprebbe dirmi dove comprare la guida galattica per autostoppisti?
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Candlelight

A volte la vita è semplicemente dolce. Come una fetta di torta al cioccolato, si scioglie in bocca lasciando un retrogusto spieziato, quasi piccante. Gradevole, ma mai stucchevole, profumata di magia come il fumo delle candele spente.
Sono quei momenti rari, che passano una volta ogni chissaquanto ma ci ricordano che, in fondo, c'è un motivo per cui ci affanniamo tanto ad essere quello che siamo.
E ora via, si ricomincia con un'altra giornata normale.
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Saudade

In questi giorni sto lavorando ad un articolo su Como. Ovviamente, si tratta di brutte notizie: si parla di una città grigia, asettica, senza cuore e senza memoria. Che non vede al di là, più che del proprio naso, delle proprie tasche. E dove a finire male, e ad essere pian piano dimenticati, sono sempre i 'diversi': nel colore, nelle scelte, nei vestiti, nelle abitudini… Non conta in cosa, basta che si scostino un filo dal giovane tipo della compagnia tipo che va nei posti tipo e fa le cose tipo. Però, per fortuna, si parla anche di qualcosina di buono. Di qualche semino che, in mezzo a tanto piatto cemento, ha messo radici e ora prova, piano piano, a buttar fuori un germoglio, una foglia, un fiore di tarda primavera.
Insomma, la città che ritrovo non è tanto diversa da quella che ho lasciato, e in fondo non si può nemmeno dire che ne senta molto la mancanza. Però raccontando questa storia mi è salita come un po' di nostalgia, un ricordo malinconico di quando in questi problemi c'ero (o meglio c'eravamo) dentro fino al collo, e avev(am)o chissà come l'idea un po' utopica di poter cambiare qualcosa. E mi torna in mente una cosa che mi disse un caro amico mentro gli spiegavo perché volevo partire: "Ti capisco, ma se tutti voi che ci potete fare qualcosa ve ne andate qui non c'è speranza…". Frase che finora mi aveva sempre causato grossi sensi di colpa, ogni volta che rispuntava tra un pensiero e l'altro, ma a cui finalmente ho capito come controbattere:
"Caro Amico, guarda bene dietro le tue spalle, in quello strano mormorio che fruscia tra ombre e smog. Per quanto fisicamente lontani, noi siamo sempre lì. Controlliamo cosa succede, e sappiamo quando è il momento di farci sentire"
Pe me, quel momento è adesso.
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System error

Ci sono giornate in cui la tecnologia ti abbandona. Ogni oggetto informatico di cui potresti/vorresti fare uso non funziona come dovrebbe, oppure non funziona e basta. Ad un certo punto, inevitabilmente, alzi bandiera bianca e ti dai al punto croce, alla letteratura sudamericana o al qi gong. Tali giornate, è bene precisarlo, arrivano di solito nei momenti in cui della tecnologia hai più bisogno, ad esempio hai un lavoro importante da consegnare o un progetto da finire o un messaggio importante da ricevere.
Oggi, per me, è una di quelle giornate. Quindi, per favore, lasciatemi perdere. 
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Psikopatia

Sono davvero stanca. Stressata pure. Chiusura del numero di giugno come al solito in ritardo, spoglio elettorale da seguire (e domattina dovrò scrivermi il pezzo di riepilogo risultati+commenti cercando di scacciare la depressione post votum inevitabile per una comasca di sinistra), ultime due puntate di TvTalk tra format ed equilibrismi politici, l'addetta stampa kaibakh che aspetta mie notizie e la proposta di articolo su Rumesh ancora da lanciare. Con in più il malditesta altalenante che ogni tanto passa a salutarmi, buca una tempia a caso e se ne va.
La cosa assurda è che sono estremamente felice di questa condizione. Lo stress è il mio stato psicofisico naturale, mi dà benessere ed ispirazione, mi aiuta a fare e pensare sempre di più. Nei mesi scorsi, costretta alla semi-inattività, appassivo e mi rinsecchivo come un fiore senza acqua. Ero spenta, depressa e perennemente stanca del non aver nulla da fare. Ora invece sono tornata ai bei tempi del neurone iperattivo, dell'agenda strapiena, delle sovrapposizioni improbabili di letture ed impegni, degli attacchi di creatività delirante che si sfogano nei modi più improbabili. Sprizzo scintille di argento vivo.
In attesa di raggiungere il miraggio dell'adeguata retribuzione…
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