From the rush hour
with love...

Incredibile... ma vero!

— Posted by kiahra @ 04, 29th- 21:34
Venerdì ho comprato le mie prime scarpe eleganti con tacco10. Ieri sera ho passato 15 (o forse anche 20) minuti davanti allo specchio per farmi il trucco adatto ad una serata anni settanta. Non dico che sono diventata veramente donna, però la mia parte femminile sta maturando paurosamente. Tra un po' di tempo potrei essere in grado di abbinare al volo borsa trucco e scarpe, e magari se aspetto abbastanza comincerò pure ad andare dall parrucchiere più di una volta (scarsa) all'anno.
Quante cose sono cambiate dalla kiahra di 10 anni fa, punkettona estremista e stropicciata fiera dell'aspetto da maschiaccio. Niente più magliettozze oversize con disegni di dubbio gusto (indimenticabile quella dei Millencolin con il canarino morto), jeans con spille da balia in ogni dove, maglioni giganti di papà volutamente sbracati e cascanti ad effetto sacco-di-patate, trucco minimalista (o forse sarebbe più corretto dire 'svogliato') correttore e righina di matita nell'occhio, capelli spettinosi... No, quelli no. Quelli li ho orgogliosamente conservati. Insieme all'anellino al pollice (non più di moda almeno dal cambio di secolo), all'amore incondizionato per i pantaloni bracaloni comodosi e pieni di tasche, alla passione per il nero dall'intimo al cappotto, alla smaccata preferenza per le scarpe da ginnastica (meglio se adidas) d'inverno e le ciabatte infradito d'estate. E sicuramente ad altre cose che ora non mi vengono in mente.
Certo, si cresce, ma certe cose non cambiano mai...

Cucina esotica

— Posted by kiahra @ 04, 25th- 04:37
La prima regola per mangiare in un ristorante etnico (si potrebbe aprire un dibattito su questa inquietante espressione, prometto di farlo prima o poi ma ora mi manderebbe fuori tema) è non chiedersi mai quali ingredienti compongano il piatto che si ha davanti. Ad esempio, spero di non scoprire mai cosa mettono i cinesi nella mia adorata zuppa agro-piccante, perché temo che la gioia con cui la mangio sparirebbe rapidamente. Né voglio sapere da che pianta è stato prodotto il vegetale che mi hanno servito stasera al ristorante cingalese, talmente macerato in salsa e spezie da rendere impossibile il riconoscimento al palato. Però buono, gustoso e stuzzicante.
In certi casi, ne sono convinta, è meglio l'ignoranza. 

Comunicazione di servizio

— Posted by kiahra @ 04, 23rd- 14:57
Ho finalmente inserito le foto (beh, non proprio tutte, ma prometto di completare l'opera al più presto) nella sezione Album. Chi volesse darci un'occhiata le trova qui (sempre distribuite con licenza Creative Commons).
E se qualcuno se lo chiedesse, quella seduta in mezzo agli 'angioletti' sono proprio io... 

Black hole

— Posted by kiahra @ 04, 19th- 21:30
Per essere una dark non basta mettersi un vestitino vintage che vorrebbe fare effetto retrò ma in realtà provoca solo effetti allucinanti (del tipo 'ho nascosto un ombrello aperto sotto la gonna' oppure 'mi hanno arrotolato in un'enorme tovaglia di pizzo').
Non basta una pettinatura improbabile ed asimmetrica che generalmente prevede pareti di testa rasata, nè una cascata di capelli sfibrati stratinti di nero che cadono sugli occhi stile madonna del petrolio (espressione gentilmente presa in prestito dalla mia mamma).
Non basta ricoprirsi di catene (con annessi anelli metallici, lucchetti, manette e quant'altro), borchie, teschi di ogni foggia e colore o altri accessori molto rock.
Per essere una dark non basta mantenere una pallore cadaverico, truccarsi da panda (altra espressione presa in prestito, stavolta da un personaggio che di darkettone vere o presunte ha una grande esperienza) e girare con lo sguardo imbronciato da artista incompresa/aspirante suicida.
Non basta indossare una maglietta dei Joy Division (soprattutto se la si accompagna con la faccia di chi non ha la minima idea di chi siano) o dei pantaloni di lattice modello Catwoman (che a parte il fatto che a nessuna staranno mai bene come a Michelle Pfeiffer tendono a somigliare paurosamente a sacchi della spazzatura arrotolati stretti stretti intorno alle gambe).
Non solo: non basta nemmeno vestirsi di nero.
E allora che cosa ci vuole per essere una dark? Non ne ho la minima idea. Non ho mai detto di esserlo. Io sono, come ho scritto qualche tempo fa in un'auto-presentazione, una ex-punk mai pentita. Però non ne posso più di questo mondo di poser, in cui la persona più vera è il mio amico Diego che confessa candidamente di essere sempre stato lo sfigato del primo banco.

Caro direttore

— Posted by kiahra @ 04, 16th- 14:36
Ho sempre sostenuto che una delle cose più interessanti di TvTalk è la possibilità di incontrare i personaggi televisivi 'off record', o comunque in una situazione di interazione diversa dalla fruizione tradizionale, e così scoprire qual è la loro vera natura. Viene così fuori che, ad esempio, la tanto ammirata Daria Bignardi è una gran spocchiosa, o che la regina del varietà Milly Carlucci è un'ottima professionista non priva di intelligenza brillante. 
Oggi è stata la volta di Gianni Riotta, uno di cui devo ammetterlo avevo una certa stima, anche se trovo il suo TG1 un po' ingessato e privo di innovatività nei temi e nei punti di vista. Bene: Riotta è uno stronzo. Arrogante, maldisposto, maleducato e spudoratamente asservito al ruolo istituzionale. Quando ha detto che vorrebbe fare un TG che parla di più ai giovani credevo di esplodere in una risata isterica. Che delusione... 

Neologismi

— Posted by kiahra @ 04, 7th- 00:55
Ci sono cose che non possono essere spiegate con le parole esistenti, se non in modo approssimativo. Ad esempio: il mio gatto. Con quale termine indicare la picevolissima sensazione che lascia sui polpastrelli il suo bel pelo bianco e grigio quando accarezzato? 'Morbido' è troppo generico: anche un cuscino e una torta di mele possono essere 'morbidi'. 'Carezzevole' non suona appropriato: troppo sussiegoso, può andar bene per una sottoveste di seta, non certo per il mio bestiolino. 'Peluchoso' peggio che peggio: a parte non sapere come si scrive, lo trovo un termine orribile. 'Soffice', 'Setoso', 'Vellutato': tutti inadatti. Il mio gatto non è nessuna di queste cose, il mio gatto è... Toccoso. Ovvero talmente gradevole al tatto che non si smetterebbe mai di, appunto, toccarlo.
E se lo Zingarelli non è d'accordo, chissenefrega. 

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