Lo sapevate…?

Una breve lista di amene considerazioni da fase post-weekend, della serie chi l'avrebbe mai detto:
– anche a Milano esistono i centri sociali. No, non il Leonkavallo, quelli seri, dove gli oggetti pseudoartistici penzolanti da muri screpolati non sono solo uno status symbol e la gente che suona è decisamente meno famosa di, che ne so, Carmen Consoli (il fatto che sia altrettanto decisamente meno brava in questa fase non è rilevante);
–  il parco Sempione non è più il glorioso covo degli spaccini che incuteva un sano timore riverenziale nei miei dolci tempi liceali. Ora è un luogo pseudo-sano, le mamme ci portano a spasso i bambini nel passeggino e la domenica ci si installano pure le giostre e i banchetti di zucchero filato;
– gli ex-concorrenti di 'Amici' non sono tutti idioti. Almeno una, tale Monica Hill, 29 anni, da SanMarino, non lo è. Anzi… Gli altri membri della categoria prima di ottenere pari riconoscimento dovranno dimostrare in modo convincente di meritarselo (che tradotto vuol dire restano idioti fino a prova contraria);
– la Carrera non è morta con i gloriosi anni '80. E' ancora tra noi, viva e vegeta, e produce jeans a prezzi umani e magliette proponibili. Allora è possibile sopravvivere alla Levi's…
Da Rieducational Channel per oggi è tutto, alla prossima… (cosa che detta da una che lavora per RaiEdu potrebbe suonare non poco inquietante).

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Percorsi

Nel mio ultimo viaggio sono stata fuori dal mondo. Per ben due volte. Due bolle di spazio esterno, nient'altro che rocce e ghiaccio avvolti in un silenzio irreale. Un passo alpino ammantato di neve fresca, una strada di montagna senza luci che si snoda tra gli alberi. E pensare che ero nel centro dell'Europa più ricca e sviluppata, all'incrocio di mille rotte su cui viaggiano a gran velocità merci, soldi, tecnologie e cattivi pensieri.
Allora Miyazaki e la sua Nausicaa avevano ragione: il cuore della foresta dei veleni è un paradiso incontaminato di tranquillità e bellezza…

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Addio ad un mito

Tutti abbiamo dei modelli, dei miti professionali di cui ammiriamo il lavoro, lo stile, lo spessore umano.
Il mio è Riszard Kapuscinski, probabilmente il più grande reporter del secolo scorso. Viaggiatore instancabile, ottimo osservatore e narratore appassionato, ma soprattutto grande uomo, costantemente mosso dall'idea che non si possa fare quello che chiamava 'il buon giornalismo' stando chiusi negli alberghi per occidentali o facendo gli embedded nelle mani di questo o quell'esercito. Guidato da quest'idea, ha vissuto e raccontato guerre e rivoluzioni in Africa, Sudamerica e Unione Sovietica, consultando le strade e le loro voci invece dei comunicati stampa, ascoltando racconti e opinioni di soldati, contadini e ragazzi piuttosto che andare ad intervistare politici e potenti di turno.
Oggi che Kapuscinski se n'è andato, scrivo questo messaggio per dirgli grazie. Grazie per tutto quello che ha insegnato a quelli come me, che vogliono fare giornalismo soprattutto per aiutare le persone a conoscere e capire il mondo. So già che non ci saranno spazi di ricordo sulle prime pagine, o lunghi servizi strappalacrime ai telegiornali, e so anche che ormai tanti, troppi (ahimè anche tra gli 'scienziati della comunicazione' come me) non sanno nemmeno chi sia, ma non importa. Lui ha sempre parlato per quelli che volevano sapere, riflettere, farsi delle domande, e loro di certo non dimenticheranno facilmente il suo messaggio…
"Il vero giornalismo è quello intenzionale, vale a dire quello che si dà uno scopo e che mira a produrre una qualche forma di cambiamento".

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Regole per girare a Milano

Per il viandante inesperto e per quello che si illude di essere esperto, qualche rapido consiglio sulla viabilità milanese:
– se due strade vi sembrano parallele, molto probabilmente non lo sono. Non provate mai una cosa del tipo 'ne prendo una, poi appena posso imbocco una traversa e raggiungo l'altra': non funzionerà, e finirete spersi in viuzze intemedie.
– se sbagliate a svoltare, siete finiti. Non cercate di tornare al punto di partenza, sarebbe inutile (e per accorgervene ci mettereste quantomeno mezz'ora). Non provate a ricongiungervi al percorso che originariamente avreste dovuto seguire, vi incasinerete soltanto. Piuttosto cercate di capire più o meno dove siete e sperate nella buona sorte.
– se siete stati previdenti e vi siete studiati la strada da prendere su una cartina prima di uscire, abbiate sempre cura di portare la suddetta cartina con voi. Il disegno su carta non è infatti quasi mai fedele alla realtà, e spesso è fortemente fuorviante (soprattutto se si tratta di una cartina di Tuttocittà).
– se sul vostro percorso è previsto che incontriate una piazza, state molto attenti. Le piazze di Milano spesso non sembrano tali, si travestono da svincoli del tram o da slarghi, oppure hanno dimensioni esagerate e un numero di via traverse che neanche l'arc ed triomphe a Parigi. In ogni caso, non sono mai semplicemente tonde o quadrate, ma hanno forme improbabili (trapezio, ovale spiaccicato, triplo rettangolo incastrato, esagono, triangolo isoscele e così via)
– quando sarete ormai al culmine dell'isteria o della disperazione, potrà capitarvi di incontrare il Salvatore dei Girovaghi, mascherato da ignaro passante. Attenzione però: le sembianze che assume tendono ad essere inaspettate, quindi non sperate di essere salvati dal vecchiettoconbastone o dalla signorinaconcartelletta. Il Salvatore preferisce prendere le sembianze, ad esempio, di un marocchino che aspetta il tram all'1 di notte o di un islamico praticante con lunga barba che gira in bici alle 2.30.

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Rosso

La mia piantina ha fatto un fiore, anzi due. Piccoli piccoli e un po' isolati in cima al rametto più alto, ma rossissimi e bellissimi.
Mesi e mesi di cure, meticolose ricerche della collocazione migliore, acqua ogni tre giorni, potature regolari, concime appropriato e paroline affettuose hanno dato i loro frutti: lo sterpo triste e spelacchiato approdato qui per caso un natale fa è diventato una pianta alta, forte, verde e (fin troppo) rigogliosa.
Come dice la volpe al piccolo principe, è il tempo che ho dedicato alla mia rosa che rende la mia rosa importante. Anche se non è una rosa. 

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Momenti di famiglia

E anche quest'anno, il natale è passato. Ma non mi va di parlarne.
Preferisco parlare invece della settimana passata prima, e in particolare della cena di 'famiglia allargata' organizzata da mia madre per festeggiare la mia laurea. Temevo fosse un peso, e invece e stata una serata dolce e allegra, con tante persone care che mi hano fatto capire che mi sono vicine, e che sono state felici di vedermi crescere e arrivare fin qui e di poter celebrare con me un momento di passaggio tanto importante.
Un caldo abbraccio a tutt*.E buone feste, anche se non è da me…

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Magie della natura

In Sudamerica (in Ecuador forse, ma non ve lo assicuro) c'è una pianta molto particolare che viene chiamata 'albero della croce'. Il nome viene dalla curiosa forma che assumono i suoi strati legnosi, che invece dei classici cerchi si dispongono a formare, appunto, una croce. Grazie a questa insolita proprietà, con i rami di questo albero si possono creare speciali amuleti: si taglia un disco non troppo spesso da un ramo e con cura si estraggono i quattro spicchi più scuri per ottenere la croce, poi si raccolgono i pezzi estratti e si donano ad una persona che si considera importante. In questo modo, dice la leggenda, le due persone saranno sempre unite e si completeranno l'una con l'altra, proprio come gli spicchi completano la croce.

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Riflessione identitarie: sul consumo critico

Questo fine settimana, tra uno strano servizio giornalistico sui vestiti made in Bangladesh e un meraviglioso Lindor in formato widescreen, mi sono trovata a riflettere su quanto sia difficile fare il consumatore etico (o critico, o consumerista, o comunque lo si voglia chiamare).
Punto primo: il risparmio energetico. Attenzione, non bastano le cautele tradizionali, tipo spegnere la luce quando si esce da una stanza o chiudere l'acqua mentre ci si spazzolano i denti, c'è molto di più: preferire le lampadine a risparmio energetico, usare l'acqua fredda per sciacquare i piatti, fare la lavatrice alla minima temperatura necessaria, spegnere lo stand-by della tv (la più fastidiosa, soprattutto d'inverno alle 2 di notte) e così via.
Punto secondo: le cautele alimentari. Si comincia con le cose classiche, tipo il boicottaggio della cocacola, di mc donald's, della kellogs, della nestlé (che tra l'altro è particolarmente arduo, perché occorre stare attenti alle diecimila marche controllate, motta perugina aftereight marepronto buitoni acquavera maggi friskies perrier…). Per le altre marche, la decisione viene volta per volta e non di rado con criteri arbitrari: la barilla no, giovanni rana sì, la parmalat assolutamente no, la granarolo probabilmente sì. Si anche alla pasta voiello, al parmacotto e ai biscotti galbusera, no al succo del monte, alle sottilette kraft e al caffé splendid. Insomma, un complicato algoritmo di coscienza, in cui non possono essere trascurate le variabili economiche, logistiche e saporistiche.
Punto terzo: gli altri generi merceologici. Ecco, qui diventa davvero difficile. Il rapporto cattivi sicuri/giudizi sospesi si sbilancia paurosamente dalla parte dei secondi. Gli unici punti fermi – da evitare ovviamente – sono le marche sportive USA (nike, champion, reebok) e la benetton che ruba terre agli indios mapuche, i giornali di destra in modo più o meno aperto e tutto ciò che è troppo schifosamente (filo)cattolico. Per il resto, va a sensibilità individuale.
Ecco, ora dovrebbe essere tutto. Sopravvivere con tutte queste paranoie equeesolidali, non c'è dubbio, è una fatica non da poco. Devo ammettere, però, che non credo farei cambio con uno spirito sanamente menefreghista.
Preferisco resistere…

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Citazione

"E' impossibile trasmettere una guerra a distanza. Si sta a tavola, si mangia e si guarda la televisione: sullo schermo zolle di terra saltano in aria. Poi c'è uno stacco e appaiono i cingoli di un carro armato. Un altro stacco e alcuno soldati cadono a terra contorcendosi dal dolore. L'uomo a tavola inveisce: si è distratto e ha messo troppo sale nella minestra. Vista da lontano e rimaneggiata al montaggio, la guerra è uno spettacolo. In realtà il soldato non vede più in là del proprio naso, ha gli occhi pieni di sabbia o accecati dal sudore, spara alla cieca esta schiacciato a terra come una talpa, ma soprattutto ha paura."
R. Kapuscinski

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Cambiamenti climatici

E come tutti gli anni, è tornato il freddo.
Fino a qualche settimana fa, arcistufa di caldo e sudore, avrei detto finalmente. Avevo una gran voglia di autunno: i bellissimi colori delle foglie che appassiscono sugli alberi, gialle rosse marroni, e il frusciare sotto i piedi di quelle già cadute, il piacere di una cioccolata calda, o anche solo di un cappuccino con tanta schiuma, la morbida coccolosità dei maglioni e delle sciarpe di lana. Non per niente è la mia stagione preferita.
Ora però, ad essere sincera, ho un po' cambiato idea: mani gelate, piedi gelati, naso gelato che cola, occhi lucidi per il vento… insomma gioie paesaggistiche a parte non è granché come condizione climatica.
Speriamo solo che il vero inverno arrivi il più tardi possibile…

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