From the rush hour
with love...

Neologismi

— Posted by kiahra @ 04, 7th- 00:55
Ci sono cose che non possono essere spiegate con le parole esistenti, se non in modo approssimativo. Ad esempio: il mio gatto. Con quale termine indicare la picevolissima sensazione che lascia sui polpastrelli il suo bel pelo bianco e grigio quando accarezzato? 'Morbido' è troppo generico: anche un cuscino e una torta di mele possono essere 'morbidi'. 'Carezzevole' non suona appropriato: troppo sussiegoso, può andar bene per una sottoveste di seta, non certo per il mio bestiolino. 'Peluchoso' peggio che peggio: a parte non sapere come si scrive, lo trovo un termine orribile. 'Soffice', 'Setoso', 'Vellutato': tutti inadatti. Il mio gatto non è nessuna di queste cose, il mio gatto è... Toccoso. Ovvero talmente gradevole al tatto che non si smetterebbe mai di, appunto, toccarlo.
E se lo Zingarelli non è d'accordo, chissenefrega. 

Estremo Oriente

— Posted by kiahra @ 03, 29th- 20:34
Per capire la Cina non servono libri, corsi, seminari e conferenze.
Per capire la Cina basta un film, basta 'Still Life'. Per il contenuto, due vicende emblematiche di un paese che si crea e si distrugge, rimescolando persone, spazi, rapporti, sentimenti, raccontate con il ritmo lento della meditazione orientale. E per la forma, tecnicamente magistrale: una regia innovativa e classica allo stesso tempo, ricca di tagli ed inquadrature di grande ispirazione artistica, e una fotografia vivida e sgranata da foto a colori anni settanta, con un curioso uso artistico di sfocatura e controluce.
Come direbbe l'ameno critico, da non perdere.

Considerazioni

— Posted by kiahra @ 03, 25th- 16:29
Sintetici appunti, di ritorno da Perugia, sui protagonisti del festival del giornalismo
- Magistrale: Piero Ottone. Non solo un grande giornalista, un grande uomo. Che difende l'obietività, l'attenzione al fatto, la necessità ci scrivere giornali 'che parlino anche a chi ha la terza elementare', l'inutilità di un Ordine che vincola l'accesso alla professione giornalistica. E che fa tutto questo dimostrando grande amore per il suo lavoro e orgoglio per ciò che ha fatto, ma senza mai guardare dall'alto in basso nè eccedere nell'autocelebrazione (di cui, in verità, avrebbe ben diritto. Quantomeno più di altri che la praticano con snervante costanza...) 
- Sorprendente: Oliviero Bergamini. Sarà che io ero rimasta ancora alla sua versione TGR Lombardia, però mai mi sarei aspettata una tale maturità professionale e solidità di principi. Oltre ad una predisposizione al racconto e ad una dialettica coinvolgente ma mai retorica. Complimentoni!
-Deludente (ammesso e non concesso che si possa definire 'delusione' il constatare che una persona che si riteneva antipatica ed arrogante in realtà è esattamente come ce la si aspettava): Marco Travaglio. A parte la vocazione, che trovo molto fastidiosa e inopportuna per un giornalista, a fare comizi e arringare la folla, pecca fastidiosamente di disonestà intellettuale. Perché sebbene gli vada riconosciuto il merito di aver messo insieme un buon libro di denuncia sul cattivo comportamento della stampa italiana, sarebbe auspicabile da parte sua citare che prima di lui ha già riflettuto su alcune cose (ad esempio Andrea Purgatori sull'ipocrisia del concetto di missione di pace).
- Emozionante: David Randall (caporedattore Independent on Sunday). Per la passione e la fiducia nella 'missione' del giornalismo d'inchiesta e nell'importanza di dare spazio e attenzione a chi si batte per svolgerlo al meglio. E per la bellissima frase 'il giornalismo investigativo viene dal cuore; se lo senti dentro, vuol dire che puoi farlo'.
- Stimolanti: Mazen Kerbaj e Talal Krais, rispettivamente vignettista e giornalista libanesi. Che hanno raccontato un Libano amaro ma pieno di entusiasmo ed aspirazioni per il futuro, e soprattutto hanno dato a noi italiani provincialotti una grande lezione di apertura, pluralismo e attenzione all'altro (alla faccia degli ottusi stereotipi sul 'mondo arabo chiuso ed integralista')
- Da sostenere: Monica Maggioni. Per l'impegno e la dedizione, per la voglia disperata di un'informazione televisiva seria, efficace, di qualità, anche nei telegiornali, anche sulle questioni difficili come l'Iraq. Lo stereotipo dell'embedded incapace di dare informazioni attendibili distrutto da martellate di professionalità.
[Nb. La scelta di parlare di questi e non di altri, tipo Sposini o Ezio Mauro, non è casuale, ma vuole sottolineare la cosa che meno mi è piaciuta di questo festival: la gran differenza di affluenza tra le conferenze dei 'famosi' e quelle dei meno conosciuti. Perché l'incapacità di uscire dagli schemi è una brutta cosa per gli aspiranti giornalisti...]

Lo sapevate...?

— Posted by kiahra @ 03, 5th- 15:00
Una breve lista di amene considerazioni da fase post-weekend, della serie chi l'avrebbe mai detto:
- anche a Milano esistono i centri sociali. No, non il Leonkavallo, quelli seri, dove gli oggetti pseudoartistici penzolanti da muri screpolati non sono solo uno status symbol e la gente che suona è decisamente meno famosa di, che ne so, Carmen Consoli (il fatto che sia altrettanto decisamente meno brava in questa fase non è rilevante);
-  il parco Sempione non è più il glorioso covo degli spaccini che incuteva un sano timore riverenziale nei miei dolci tempi liceali. Ora è un luogo pseudo-sano, le mamme ci portano a spasso i bambini nel passeggino e la domenica ci si installano pure le giostre e i banchetti di zucchero filato;
- gli ex-concorrenti di 'Amici' non sono tutti idioti. Almeno una, tale Monica Hill, 29 anni, da SanMarino, non lo è. Anzi... Gli altri membri della categoria prima di ottenere pari riconoscimento dovranno dimostrare in modo convincente di meritarselo (che tradotto vuol dire restano idioti fino a prova contraria);
- la Carrera non è morta con i gloriosi anni '80. E' ancora tra noi, viva e vegeta, e produce jeans a prezzi umani e magliette proponibili. Allora è possibile sopravvivere alla Levi's...
Da Rieducational Channel per oggi è tutto, alla prossima... (cosa che detta da una che lavora per RaiEdu potrebbe suonare non poco inquietante).

Percorsi

— Posted by kiahra @ 02, 15th- 10:41
Nel mio ultimo viaggio sono stata fuori dal mondo. Per ben due volte. Due bolle di spazio esterno, nient'altro che rocce e ghiaccio avvolti in un silenzio irreale. Un passo alpino ammantato di neve fresca, una strada di montagna senza luci che si snoda tra gli alberi. E pensare che ero nel centro dell'Europa più ricca e sviluppata, all'incrocio di mille rotte su cui viaggiano a gran velocità merci, soldi, tecnologie e cattivi pensieri.
Allora Miyazaki e la sua Nausicaa avevano ragione: il cuore della foresta dei veleni è un paradiso incontaminato di tranquillità e bellezza...

Addio ad un mito

— Posted by kiahra @ 01, 24th- 11:10
Tutti abbiamo dei modelli, dei miti professionali di cui ammiriamo il lavoro, lo stile, lo spessore umano.
Il mio è Riszard Kapuscinski, probabilmente il più grande reporter del secolo scorso. Viaggiatore instancabile, ottimo osservatore e narratore appassionato, ma soprattutto grande uomo, costantemente mosso dall'idea che non si possa fare quello che chiamava 'il buon giornalismo' stando chiusi negli alberghi per occidentali o facendo gli embedded nelle mani di questo o quell'esercito. Guidato da quest'idea, ha vissuto e raccontato guerre e rivoluzioni in Africa, Sudamerica e Unione Sovietica, consultando le strade e le loro voci invece dei comunicati stampa, ascoltando racconti e opinioni di soldati, contadini e ragazzi piuttosto che andare ad intervistare politici e potenti di turno.
Oggi che Kapuscinski se n'è andato, scrivo questo messaggio per dirgli grazie. Grazie per tutto quello che ha insegnato a quelli come me, che vogliono fare giornalismo soprattutto per aiutare le persone a conoscere e capire il mondo. So già che non ci saranno spazi di ricordo sulle prime pagine, o lunghi servizi strappalacrime ai telegiornali, e so anche che ormai tanti, troppi (ahimè anche tra gli 'scienziati della comunicazione' come me) non sanno nemmeno chi sia, ma non importa. Lui ha sempre parlato per quelli che volevano sapere, riflettere, farsi delle domande, e loro di certo non dimenticheranno facilmente il suo messaggio...
"Il vero giornalismo è quello intenzionale, vale a dire quello che si dà uno scopo e che mira a produrre una qualche forma di cambiamento".

Regole per girare a Milano

— Posted by kiahra @ 01, 15th- 13:26
Per il viandante inesperto e per quello che si illude di essere esperto, qualche rapido consiglio sulla viabilità milanese:
- se due strade vi sembrano parallele, molto probabilmente non lo sono. Non provate mai una cosa del tipo 'ne prendo una, poi appena posso imbocco una traversa e raggiungo l'altra': non funzionerà, e finirete spersi in viuzze intemedie.
- se sbagliate a svoltare, siete finiti. Non cercate di tornare al punto di partenza, sarebbe inutile (e per accorgervene ci mettereste quantomeno mezz'ora). Non provate a ricongiungervi al percorso che originariamente avreste dovuto seguire, vi incasinerete soltanto. Piuttosto cercate di capire più o meno dove siete e sperate nella buona sorte.
- se siete stati previdenti e vi siete studiati la strada da prendere su una cartina prima di uscire, abbiate sempre cura di portare la suddetta cartina con voi. Il disegno su carta non è infatti quasi mai fedele alla realtà, e spesso è fortemente fuorviante (soprattutto se si tratta di una cartina di Tuttocittà).
- se sul vostro percorso è previsto che incontriate una piazza, state molto attenti. Le piazze di Milano spesso non sembrano tali, si travestono da svincoli del tram o da slarghi, oppure hanno dimensioni esagerate e un numero di via traverse che neanche l'arc ed triomphe a Parigi. In ogni caso, non sono mai semplicemente tonde o quadrate, ma hanno forme improbabili (trapezio, ovale spiaccicato, triplo rettangolo incastrato, esagono, triangolo isoscele e così via)
- quando sarete ormai al culmine dell'isteria o della disperazione, potrà capitarvi di incontrare il Salvatore dei Girovaghi, mascherato da ignaro passante. Attenzione però: le sembianze che assume tendono ad essere inaspettate, quindi non sperate di essere salvati dal vecchiettoconbastone o dalla signorinaconcartelletta. Il Salvatore preferisce prendere le sembianze, ad esempio, di un marocchino che aspetta il tram all'1 di notte o di un islamico praticante con lunga barba che gira in bici alle 2.30.

Rosso

— Posted by kiahra @ 01, 2nd- 21:16
La mia piantina ha fatto un fiore, anzi due. Piccoli piccoli e un po' isolati in cima al rametto più alto, ma rossissimi e bellissimi.
Mesi e mesi di cure, meticolose ricerche della collocazione migliore, acqua ogni tre giorni, potature regolari, concime appropriato e paroline affettuose hanno dato i loro frutti: lo sterpo triste e spelacchiato approdato qui per caso un natale fa è diventato una pianta alta, forte, verde e (fin troppo) rigogliosa.
Come dice la volpe al piccolo principe, è il tempo che ho dedicato alla mia rosa che rende la mia rosa importante. Anche se non è una rosa. 

Momenti di famiglia

— Posted by kiahra @ 12, 26th- 06:05
E anche quest'anno, il natale è passato. Ma non mi va di parlarne.
Preferisco parlare invece della settimana passata prima, e in particolare della cena di 'famiglia allargata' organizzata da mia madre per festeggiare la mia laurea. Temevo fosse un peso, e invece e stata una serata dolce e allegra, con tante persone care che mi hano fatto capire che mi sono vicine, e che sono state felici di vedermi crescere e arrivare fin qui e di poter celebrare con me un momento di passaggio tanto importante.
Un caldo abbraccio a tutt*.E buone feste, anche se non è da me...

Magie della natura

— Posted by kiahra @ 12, 7th- 00:03
In Sudamerica (in Ecuador forse, ma non ve lo assicuro) c'è una pianta molto particolare che viene chiamata 'albero della croce'. Il nome viene dalla curiosa forma che assumono i suoi strati legnosi, che invece dei classici cerchi si dispongono a formare, appunto, una croce. Grazie a questa insolita proprietà, con i rami di questo albero si possono creare speciali amuleti: si taglia un disco non troppo spesso da un ramo e con cura si estraggono i quattro spicchi più scuri per ottenere la croce, poi si raccolgono i pezzi estratti e si donano ad una persona che si considera importante. In questo modo, dice la leggenda, le due persone saranno sempre unite e si completeranno l'una con l'altra, proprio come gli spicchi completano la croce.

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