Ieri sera, su gentile coercizione di qualcuno di cui non faccio il nome, mi sono trascinata fino a fuoridalmondo (leggi zona porta Vittoria) per sentire Marco Philopat. Già, perché anche se il 99% delle persone erano lì per Salvatores e Baricco, io no. Io volevo vedere dal vivo il punk italiano per antonomasia. E avevo voglia di qualcosa di sanamente originale, emotivo ed emozionante, sincero ed ispirato. Qualcosa che mi desse una sana scossa di rivoluzione del quotidiano sotto la pelle. Qualcosa che sapesse di realtà come il bellissimo titolo del suo primo libro, "Costretti a Sanguinare". La prosa raffinata, autoreferenziale ed autocelebrativa, quella no, grazie. Quella va bene per i critici letterari seri, non per me.
Ovviamente, Philopat non ha deluso. Anzi mi ha quasi stupito con un reading vibrante e teatrale, racconto delle manifestazioni del'77 dagli occhi di chi le ha viste da dentro, e ci credeva davvero. Quanta vita, quanta forza, quanta verità.
Puro nettare per lo spirito.